Da una parte una legge, quella sui diritti d'autore, datata 1941 e che lascia margini di manovra alle case discografiche. Dall'altra proprio le etichette che, in tempo di crisi, si alleano per fare cassa. E in mezzo loro, i commercianti, sommersi da centinaia di lettere e disorientati dalle contemporanee richieste di pagamento della Siae e della neonata Scf.Negozianti, baristi e ristoratori rischiano (e talvolta accettano) il raddoppio della gabella. Non c'è truffa: è il caos dei diritti d'autore per i negozi che tengono radio e tv accese.Nelle ultime settimane centinaia di commercianti di città e provincia hanno ricevuto un bollettino firmato dalla Società consortile dei fonografici (Scf), che batte cassa per il riconoscimento dei diritti d'autore. Ma non c'è già la Siae? Sì, ma a quella si pagano i diritti degli artisti. La legge 633 del 1941 chiede che anche le case discografiche ricevano un corrispettivo. Così una parte (cospicua) di esse ha costituito il consorzio e sta chiedendo soldi ai commercianti. Ecco perché non c'è truffa. Ma ciò non basta a considerare risolta la questione.Perché la legge dice che alle etichette va riconosciuto un «giusto», e non meglio specificato, indennizzo. Sui bollettini inviati da Scf sono stampate tariffe di tutto rispetto: dai 72 euro in su in base alla metratura dell'esercizio commerciale, fino a sfiorare i 400 euro per le attività superiori ai 500 metri quadrati. Ma chi ha stabilito che sia questo il giusto corrispettivo? Scf, unilateralmente. Ecco perché la maggior parte dei commercianti, e tutta Confesercenti, si rifiuta di pagare (Confcommercio, cui è affiliata l'Uncom, ha invece stretto una convenzione ottenendo sconti ma legittimando il consorzio). Anche perché Scf non ha alcun riconoscimento dello Stato, a differenza della Siae. L'impressione è che il consorzio stia provando a forzare la mano, per poi passare dal governo. E c'è un'altra questione aperta. In Scf non ci sono tutte le case discografiche: cosa accadrebbe se si formassero altri consorzi? I bollettini si moltiplicherebbero. E già così, se passasse la linea della compresenza di Siae e Scf, per i commercianti si tratterebbe di fatto di una doppia tariffa.Ad oggi sono decine i commercianti mantovani che, vistosi recapitare il bollettino, lo hanno pagato senza colpo ferire. Qualcuno per sbadataggine (scambiandolo per quello della Siae), qualcun altro per paura (la lettera d'accompagnamento indica in una settimana la scadenza tassativa e l'ipotesi di controlli nei negozi). E le associazioni di categoria e gli uffici della Siae sono stati tempestati di telefonate per avere chiarimenti. Dalla sede cittadina della Siae arriva una posizione di neutralità: il mandatario Massimo Beschi (che parla di centinaia di telefonate) si richiama alla posizione di neutralità assunta dall'ente a livello nazionale e chiede al governo di dirimere la questione. Ma mette i commercianti in guardia: «Noi non c'entriamo nulla con quelle bollette. E quando Scf dice che manderà ispettori mente: non ne ha e, in ogni caso, in assenza di un riconoscimento pubblico non può arrogarsi il diritto di fare controlli e dare multe». (19 novembre 2009) (Espresso)